“Ma tu sei una bimba?”
Ovvero il passaggio dalla domanda all’affermazione.
Una sera come tante, a casa di
parenti e amici, tanti adulti e un piccolo simpaticissimo frugoletto che si aggira per casa, cercando,
da sola, giochi ed intrattenimenti.
Educata e spiritosa, in un modo
unico e davvero inusuale: 4 anni e un “per piacere” sempre pronto, davanti ad
ogni richiesta , garbata e determinata in ugual misura (ma quanti adulti usano
con tanta naturalezza “per piacere” ? Inutile negare che certe buone abitudini
sono il regalo di genitori attenti e mooolto pazienti…).
Superfluo dire che mi conquista
nel giro di 10 minuti e senza nemmeno accorgermene mi trovo a terra, sotto il tavolo della cucina, a
giocare a “sirene”, a immaginare “tovaglioli numerici” (cosi li chiamava, non
ho ben capito di cosa si trattasse ma poco importa perché nulla ha tolto alla
nostra complicità), a ridere, scoprire, indovinare…tutto questo in un
appartamento ben conosciuto dalla piccola Giulia (che si aggirava come se non
l’avesse mai visto) e sotto gli occhi di adulti divertiti, ma poco inclini al
“passaggio a terra”.
Se desideriamo davvero
entrare in contatto con il mondo di un
bambino, primo banalissimo e semplicissimo passo da fare è SCENDERE,
abbassarsi, spogliarsi di tutto e, con mente libera e aperta, farsi
accompagnare da loro. SCENDERE che in realtà vuol dire SALIRE. Salire su un
pianeta e in una dimensione parallela a quella abituale, vicinissima ma
lontana, seppellita sotto i nostri pc, cellulari, appuntamenti, impegni, riunioni,
“vita da grandi” insomma!
In piedi o seduti in poltrona non
saremo mai occhi negli occhi, respiro con respiro, cuore a cuore. Lì nasce
condivisione ed empatia, gioco e curiosità, scoperta infinita, per noi adulti
prima di tutto.
Quando un bimbo ci fa giocare con
lui ci stà dando una possibilità, anzi tante: essere uno e mille, fare e non
fare liberamente, dire e non dire,
stare –semplicemente- nel presente.
Giocare con un bambino (lo avrete
provato tutti, lo so, non sto dicendo nulla di nuovo) è un’esperienza unica e
rigenerante, per noi grandi ovviamente. Tanto rigenerante che il frugoletto
dopo un po’ mi guarda e con aria interrogativa sfodera una domanda retorica a
tutti gli effetti: “Ma tu sei una bimba?”. Le dico che sono grande, molto più
grande di lei….
Mi guarda con l’aria di chi la sa
lunga e afferma :“Tu sei una bimba”. Tolto il punto di domanda la sua
affermazione risuona dentro di me come un tamburo: tu sei una bimba, tu sei una
bimba, tu sei una bimba….Quale complimento più bello si può ricevere così, a 31
anni, spontaneamente e ironicamente da un piccolo fagiolino di 4 anni?

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